Flamma Draconis

Artisti del Fuoco Incantatori di Folle

Lancia
Fiammeggiare in mutande di lino urlando in idioma pseudo medievale spinge le menti più argute a due fondamentali considerazioni: 1. Che pacco!! 2. Esistevano gli artisti del fuoco nel medioevo? Al secondo punto rispondiamo con l'esiguo contenuto di questa pagina. Le origini degli artisti del fuoco sono legate alla scoperta dell'alcol e a quello che dall'antica Persia alle civiltà classiche veniva comunemente indicato con il termine "naphtha", utilizzato per ogni combustibile simile al petrolio. Il controllo delle fiamme ha quindi una tradizione antichissima tanto da lasciare traccia nelle corti dei faraoni, nella lunga tradizione orientale (India e Cina) fino alla cultura polinesiana. Trattando di antichità e fuoco è necessario evocare la figura mitologica del drago, largamente diffusa sia in oriente che occidente. Il mito volle spiegare agli antichi la provenienza dei fossili di dinosauro associandolo successivamente al timore e alla sacralità' evocata dall'elemento del fuoco; alcuni archeologi hanno ipotizzato l'associazione drago/fuoco tramite l'attività dei primordiali artisti del fuoco.
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Nel medioevo europeo ritroviamo gli artisti del fuoco nella figura del Giullare. La testimonianza più antica è rappresentata dal Concilio di Cartagine, anno 436, dove si scrive per la prima volta di Joculator. Da non confodersi con il Menestrello, il Buffone o il Trovatore il mestiere del Giullare soffre di confusione sin dalla nascita tanto da indurre il re di Castiglia Alfonso X a stabilire in un dettato le attività proprie del mestiere. Seguono due stralci che trattano la materia:
"...un professionista dell’intrattenimento, storicamente collocato tra basso Medioevo e Rinascimento, che si esprimeva in volgare italiano, di umile condizione sociale, girovago, attore, cantastorie e/o musico. Fin dai tempi più antichi il termine è stato usato come una specie di contenitore per numerose figure di intrattenitori. Ve ne leggo solo alcune: menestrelli, mimi, ciarlatani, cantimpanca, musici, araldi, domatori ed ammaestratori d’animali, acrobati, mangiatori di fuoco, giocolieri, lottatori, banditori, guitti e si potrebbe continuare a lungo." cit. Tito Saffioti, I giullari in Italia, Milano Xenia 1990.
"...è un musico, un poeta, un attore, un saltimbanco; una specie d’intendente ai piaceri nelle corti di principi e re; è un vagabondo errante che dà spettacolo nei villaggi; è il suonatore di viella che canta “le gesta” durante le tappe dei pellegrini; è il ciarlatano che diverte la folla ai crocevia; è l’autore e l’attore dei lazzi che si recitano nei giorni di festa all’uscita delle chiese; è il maestro di danze che fa saltare e ballare i giovani; lo strillone, annunciatore dei paesi; è il suonatore di bombarda e ghironda che dirige la marcia nelle processioni; è il prologo e il cantante che rallegra i festini, le nozze e le veglie; è il cavallerizzo che volteggia sui cavalli, l’acrobata che danza sulle mani; che gioca coi coltelli, che attraversa i cerchi in corsa, che mangia fuoco, che si disarticola e fa contorsioni; è l’annunciatore delle parate cantate e mimate; il buffone che smorfieggia e dice balordaggini. Ecco il giullare è tutto questo e altre cose ancora…" cit. Edmond Faral, Les jongleurs en France au Moyen Age, Paris H. Champion 1910.
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Assodato che le sconce attività della Flamma Draconis quali urlare a sproposito, interpretare lazzi, sputafuoco, mangiafuoco, manipolare il fuoco, danzare col fuoco, dar fuoco a gatti e bambini per poi imputare la colpa ai medesimi... sono riassumibili nel ben più elegante vocabolo di Giullari, proponiamo un breve approfondimento in materia.
La società: L'arrivo di uno o più spettacolanti era un avvenimento estremamente apprezzato in quanto all'epoca v'erano pochissimi svaghi inoltre la natura spesso trasgressiva e frivola delle esibizioni portava un momento di spensieratezza; almeno fintanto che i poteri forti lo consentivano. Risulta arduo contestualizzare la figura del Giullare nel contesto sociale proprio del medioevo poichè veniva apprezzato e respinto al contempo ma soprattutto perchè non rientrava in alcuna delle tre classi peculiari dell'epoca: oratores, bellatores, laboratores. La precaria condizione spinge a improbabili cambi di classe; si assiste quindi a giullari in veste di combattenti piuttosto che di uomini di chiesa per poi tornare alla condizione originaria in caso d'insuccesso. Emblematico il caso di Martín Vasquez che per ottenere una prebenda si fece ecclesiasta ma non ottenendola nascose la tonsura sotto un copricapo e tornò al mestiere di strada. Il continuo vagabondare e lo stato di emarginati comportava inoltre l'assenza di diritti tant'è che potevano essere picchiati a sangue per il solo sospetto di offesa nei confronti di una persona perbene (un qualsiasi esponente delle tre classi citate) l'unico limite era la morte.
I potenti: I rapporto con i potenti è ambiguo poichè tanto i giullari erano apprezzati per le doti di intrattenitori tanto erano temuti per le notizie ed idee che portavano di città in città; ancor più pericolosi poichè acclamati ed apprezzati dalla umile plebe. L'artista di strada impara presto a sfruttare il suo essere errante come testimonia la cantilena toscana "Salv'a lo vescovo senato" (XIIsec.). In tale scritto un giullare toscano elogia l'arcivescovo di Pisa affinchè questi gli regali un cavallo, in tal modo con il suo errare avrebbe manifestato la grandezza del vescovo ai regnanti delle altre terre (per la precisione l'allora vescovo di Volterra). Da notarsi l'arguto ricatto con il quale si sottointede che in caso contrario il potente pisano avrebbe fatto tutt'altra figura. E' inoltre lecito pensare che a cavallo donato il nostro si recasse da altri potenti stuzzicandoli a fare di meglio. In seguito alla "Suplicatio" che il provenzale Guiraut Riquier inviò al sovrano Alfonso X si assistette ad un'importate opera di ordine nel definire l'arte del giullare e il suo contesto sociale; ne è prova la "cabella jocularia", tassa che l'imperatore Federico II impose a carico di chiunque si avvalesse di giullari e suonatori.
Il clero: A complicare ulteriormente le sorti era il difficile rapporto con il clero. Questi ne ha sempre condannato lo stile di vita e attività definendoli ministri di Satana tanto da esser considerati alla pari delle meretrici. Ciònonostante sembravano non mancare divertiti esponenti religiosi alle esibizioni istrioniche. Prendendo atto della difficile sopressione della categoria vi fu l'invito da parte della chiesa di sfruttare le doti giullaresche per glorificare la vita e l'operato dei santi, soprattutto in luoghi sacri o in tratte di pellegrinaggio, tali artisti venivano indicati come esempio e ottenevano l'elogio degli ecclesiastici. Successivamente con l'affermarsi del ordine dei mendicanti il clero stesso iniziò a evangelizzare per le piazze avvalendosi di tecniche proprie del mestiere di strada e si assistette alla competizione diretta tra giullari e ordini religiosi come quello dei Domenicani e Francescani tant'è che, come noto, lo stesso San Francesco arrivò a definirsi "giullare di Dio".